“It’s Coney Island, baby” di Stefano Corso

Postati in reportage, video con i tag , , su 30 agosto 2010 da Mario Macaluso

La magica atmosfera, i volti e le presenze di Coney Island in questo video di Stefano Corso. Sono immagini riprese durante un workshop di reportage  tra la spiaggia,  il lungomare e il mitico  luna park della piccola penisola a est di Manhattan:

«Coney Island è un luogo magico, stravagante, amichevole e, come ho scoperto, pieno di soprese. Ho incontrato Christina, la ragazza che vive “in the garbage down under” (nella spazzatura li sotto), e crede che tutti dicano che e’ brutta; lasciandosi fotografare si è poi convinta di non esserlo;  Billy, il trombettista sul monociclo, ha suonato per me “Bella Ciao” in modo del tutto originale;  Jose’,  l’aspirante pugile, aveva paura dei tuoni, e tanti altri personaggi che mi hanno accompagnato nelle mie giornate. Ho lavorato solo con un 35mm e questo  mi ha costretto ad avvicinarmi alle persone, stabilire un contatto e  farmi raccontare  le loro storie, la loro vita e le loro visioni del posto.»

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“Gadjo dilo” di Edvard Ciani

Postati in portfolio, reportage con i tag , , , , , su 7 agosto 2010 da Mario Macaluso

Gadjo dilo* nella lingua romanì vuol dire straniero pazzo; straniero in un mondo dove l’essere diverso appare più come un crimine che una virtù o semplicemente un altro punto di vista, pazzo in quanto capace di adattarsi a vivere in una cultura differente, un modo di essere, di pensare e di vivere all’estremo opposto rispetto ai parametri adottati ed accettati dalla società in cui viviamo.

Questo è un viaggio in un mondo emarginato, un mondo discriminato e mai accettato, un mondo dove la gentilezza, l’ospitalità ed il saper vivere sono di casa, un universo magico dove il tempo non passa mai.

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“Ma ci sono ancora le macerie?” di Laura Rodari

Postati in fotografia, reportage, video con i tag , , , , , su 12 luglio 2010 da Mario Macaluso

Poco piu’ di un anno dopo questo post con le foto di Christian Fossati, torniamo sui luoghi del terremoto nell’aquilano, ospitando Laura Rodari che ha cercato di dare una risposta all’interrogativo «Ma ci sono ancora le macerie?»

Sono partita per L’Aquila la prima volta ad Aprile 2010, quando a riflettori spenti, quello che arrivava al resto del mondo erano sporadiche informazioni sul «miracolo Aquilano».
A un anno dal terremoto macerie puntelli e silenzio. Questo ho trovato.
Un silenzio assordante, e intorno, le C.A.S.E. e i M.A.P., questi non – luoghi che ospitano meno della metà degli sfollati. Una situazione apparentemente temporanea, sterile, dove non esiste tessuto sociale.
Tornata a Milano la domanda ricorrente, da amici e conoscenti anche se non propriamente disinformati, era:
«Ma ci sono ancora le macerie?»
Le macerie ci sono ancora sì, immobili ed educate, lì come il 7 aprile 2009, a tenere vivo il disagio di un popolo stremato e consapevole del fatto che il rischio di vivere in un’ eterotopia permanente è altissimo.
E la ricostruzione un’utopia.

Da questa domanda è nato questo video «Intervallo, L’aquila dal vero»:

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Fotogiornalismo: la questione italiana

Postati in eventi, fotografia con i tag , su 6 maggio 2010 da Paolo Del Signore

La scorso 24 aprile, a Roma, presso l’ISA (Istituto Superiore Antincendi) ha trovato ospitalità il dibattito sul fotogiornalismo denominato “Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana“. Questo è il primo convegno nazionale sul tema, che ha visto la partecipazione non solo di addetti ai lavori, ma anche di appassionati di fotografia e fotogiornalismo e “chiunque tenesse all’informazione libera in Italia”. Di seguito troverete delle impressioni in prima persona, senza alcuna pretesa di oggettività, dell’evento stesso e del dibattito che ne è scaturito.

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Commuters di Luca Napoli

Postati in fotografi, racconti, video con i tag , , , , , , , su 21 dicembre 2009 da Mario Macaluso

«Commuters»  per condividere ovunque il tema senza equivoci . Pendolari cioè. Colti nel viaggio prevalentemente ferroviario, composto da treno e metro tra Legnano e Cassina de Pecchi. In un momento di sospensione muta priva di considerazioni, sorrisi, risentimenti. Nello scorrere di paesaggi ipnotici.  Attesa pura. Minuti, mezze ore di condizione umana insondabile. Pezzi di vita, per così dire, connettivi. Fra sonno e lavoro o, al ritorno serale, fra livida noia e attesa del prossimo tepore domestico. Commuter anch’io, da anni. E solo da poco guarito dall’insensibilità catatonica del viaggio: pochi mesi. Guarito (valutando razionalmente), grazie alla voglia di fotografare, di rapportarmi con l’estetica decadente e vagamente funesta di quelle luci e di quei volti anonimi e universali. E forse anche grazie alla meno lucida ambizione di recuperare, alla coscienza sociale ed alla storia minuta, quella quotidianità priva di eventi, di parole e di memoria.

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