Carlo Rondinelli

Si apre sabato 15 marzo 2008 alle ore 18:00 la mostra fotografica Suono e Calore di Carlo Rondinelli presso lo spazio espositivo della libreria Odradek in via dei Banchi Vecchi 57 a Roma. Come nostra abitudine, abbiamo posto alcune domande a Carlo.

Winton Marsalis

IiBN: «Personalmente ho sempre trovato che fotografare la musica sia una faccenda piuttosto complicata, sia per una questione puramente tecnica, sia per la difficoltà oggettiva della fotografia nel rendere un’atmosfera senza l’ausilio della componente sonora. Le tue immagini sono molto eloquenti ma potresti ugualmente dirci cosa cerchi in una fotografia di un musicista?»

CR: «Una piccola premessa: le foto che hai visto su Flickr le ho tutte realizzate tra il 1980 e l’85 senza i vincoli di un committente. Questo ha significato massima libertà anche nel decidere emozionalmente se fotografare oppure no, perché non dovevo tornare a casa con un servizio. L’idea di organizzarle in mostra é nata a metà dell’anno scorso e devo ringraziare il Kinà Art Café di Marino e la libreria Odradek di Roma a cui sono piaciute le foto e che mi hanno dato la possibilità di esporle.»

«Spiegare cosa cerco quando scatto una foto durante un concerto non é semplice. Prima di tutto, da appassionato e musicista jazz dilettante, ho un forte coinvolgimento che a volte mi porta a mettere in secondo piano lo scattare immagini per privilegiare invece l’ascolto, anche se in effetti non credo si possa fotografare questa musica se non la si ama profondamente.»

«Trovarsi poi di fronte a jazzisti che in alcuni casi sono delle autentiche leggende, mi ha sempre ispirato un senso di profondo rispetto e in alcuni casi commozione. Penso al concerto di Rollins qualche anno fa al Teatro dell’Opera di Roma. Probabilmente quello che cerco di rappresentare sono proprio questi due aspetti.»

Walter Davis Jr.

Rev. Jesse Jackson

IiBN: «Un buon numero dei musicisti ritratti sono, ahimé, scomparsi. Come appassionato di musica jazz, come ti senti rispetto ad un mondo musicale che, giustamente, evolve e subisce ogni genere di contaminazioni ma la cui tradizione più genuina è destinata a scomparire significativamente nel giro di pochi anni?»

CR: «Bisognerebbe capire cosa si intende per tradizione genuina. Per me sono genuini il quartetto di John Coltrane, l’orchestra di Ellington, il quintetto di Miles Davis ma anche i Weather Report, Frank Zappa, la Vienna Art Orchestra, gli Screaming Headless Torsos, che tra l’altro hanno inciso una stupenda versione di Blue in Green: senza i primi gli altri forse non sarebbero mai nati.»

«Sembra banale dirlo, ma la buona musica rimane e il resto si dimentica, e tra la buona c’è quella che ti piace e quella che ti lascia indifferente. Nel jazz non c’è posto per gli improvvisati o per le bolle commerciali, come può avvenire in altri ambiti musicali.»

«Jazzisti musicalmente geniali ce ne sono sempre stati, penso a Scott La Faro, a Clifford Brown, a Charlie Parker, e in un altro ambito sempre legato al jazz, a Jaco Pastorius, tutti scomparsi purtroppo giovanissimi. Ma accanto a questi ci sono anche personaggi come Art Blakey, Sonny Rollins, Wayne Shorter, Herbie Hancock e molti altri, che hanno avuto e continuano ad avere una vita musicale molto lunga, senza grandi scadimenti creativi e qualitativi e che sono stati una palestra per giovani jazzisti divenuti poi famosi.»

«Io credo che ci sarà sempre qualcuno che vorrà suonare i brani di jazz degli anni venti ad alto livello senza per questo sentirsi da meno di altri che fanno sperimentazione. È un pò quello che avviene in ambito fotografico: esiste il digitale ma c’è chi scatta con delle macchine a foro stenopeico; non puoi elogiare i primi e deridere i secondi, sono mezzi e risultati espressivi diversi.»

«Rispetto ai musicisti che ho fotografato, penso di avere risposto in parte nella domanda precedente. Potrei solo aggiungere che proprio perché amo questa musica ho avuto la fortuna di condividere insieme a molte altre persone dei concerti indimenticabili e che in più ho umilmente scattato delle fotografie.»

Dexter Gordon

Johnny Griffin

La mostra durerà fino al 21 marzo ma potete guardare alcune delle foto esposte sul sito di Carlo Rondinelli.

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