“A conversion” di Pasquale Salerno

Pasquale Salerno è nato a Lanciano (CH) 38 anni fa. Vive e lavora a Firenze.

«Sono stato un fotografo professionista per un po’ alcuni anni fa – ci spiega – ora invece sono fotografo tra le altre cose (insegnante, filologo, scrittore, consultant, ballbreaker)».

Quando gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa c’è dietro il lavoro A conversion, un set di circa 50 scatti rigorosamente in bianco e nero, che abbiamo visto pubblicato su Flickr nei giorni scorsi, Pasquale non si è fatto pregare, ci ha concesso l’uso delle immagini per realizzare lo slideshow che presentiamo con questo post, e ci ha raccontato:

«Dal novembre 2007 qualcuno ha avuto la balzana e malsana idea di farmi fare l’insegnante di fotografia tradizionale in una scuola di grafica e design di Firenze, e il “film” è nato da un’idea di Francesca (creditata nelle didascalie del movie), una delle studentesse; l’idea è stata sviluppata quindi insieme alle altre studentesse in circa due settimane; io ho fatto un po’ da editor, un po’ da coordinatore, e un po’ da organizzatore. Temo anche che la mia vaga e leggerissima vena polemica e porn-to-grafica abbia contribuito a traviare gli allievi, ma sono pronto a dimettermi dall’insegnamento anche subito.»

«Ho quindi contattato la modella, Strawberry Doll, spiegandole la cosa e lei è stata gentilissima, disponibile e molto entusiasta, raggiungendoci a Firenze e partecipando in cambio, ovviamente, dell’uso delle foto che voleva per se stessa; ho quindi convinto Daniele Perrone, il ragazzo di una delle studentesse e attore, ho proposto la location, ho contattato la sartoria teatrale che si è gentilmente e ampiamente prestata, anche qui a titolo gratuito.»

«Le foto sono state il risultato del “metodo” che ho proposto, e che è stato accettato di buon grado: sulla base dello stesso storyboard, ho scattato io, facendo un po’ come mi pareva, dando un po’ una mia interpretazione della storia, e loro hanno osservato, domandato, fatto un po’ di backstage, rubato foto al volo, e così via. Poi è stato il loro turno, ed hanno fatto le loro foto. Il tutto è durato, eccetto il trucco e il parrucco, 3 ore circa. Tutto nello stesso giorno, un freddissimo giorno dei primi di marzo, tra le 15 e le 18. Io avrò scattato per si e no 20 minuti, proprio per lasciare il massimo del tempo possibile a loro. Io scatto (e scarto) sempre molto: 8 rullini 35mm/36 pose e 2 rulli 120. Tutto Tri-X, tutto a 400 iso, tutto sviluppato in T-Max.»

«Le ragazze stanno facendo stampe di prova delle loro foto, e forse, prima o poi, anch’io ne stamperò qualcuna, non appena avrò un po’ di tempo. Con le loro stampe finali, previste su grande formato (50×60) e carta baritata, ho proposto che facciano una specie di collettiva, e loro sono d’accordo e anzi piuttosto entusiaste. Ho trovato una specie di chiesetta sconsacrata fuori Firenze, gestita da un’associazione culturale, e andremo a proporre la mostra il mese prossimo, da fare verso metà maggio, sperando di poter organizzare anche un po’ di battage pubblicitario. Nessun permesso è stato richiesto per fare le foto nel cimitero: non si tratta di una gratuita smargiassata, ma di una scelta deliberata. Il mio scopo era quello di “insegnare” alle ragazze che la fotografia, per farla bene, è anche sangue freddo, rischio, determinazione, è non dover chiedere sempre “per piacere”, è scorretta, è irrispettosa. Sia chiaro: non penso che il risultato possa/debba essere all’altezza, ma insomma: secondo me meglio fare foto blasfeme che foto ai gattini cotonati.»

Per vedere le singole fotografie potete visitare il set A Conversion sullo spazio Flickr di Pasquale Salerno.

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Una Risposta to ““A conversion” di Pasquale Salerno”

  1. febbrile Says:

    bellissimo il video.

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