Beppe Bolchi

Imbattersi per la prima volta nel modo di fare fotografia di Beppe Bolchi vuol dire rimanere colpiti dalla progettualità che mette in ogni sua foto.

La visione delle varie tecniche che utilizza non disorienta, ma rende attenti alle varie possibilità offerte dalle Polaroid, il suo veicolo d’espressione privilegiato. Si va dal distacco dell’emulsione al trasferimento della stessa su altri supporti o contenitori, alla riproduzione di particolari di un soggetto in una sorta di ciclo che viene poi ricomposto (ciclopsie), creando pattern e suggestioni nuove, fino ad approdare alle prospettive multiple, che danno un nuovo approccio alla fotografia di architettura. Infine si giunge alla fotografia stenopeica, che è strettamente funzionale al progetto Città senza tempo in cui Bolchi ripercorre i luoghi visitati, cercando di ritrarli in un modo quasi atemporale, con l’utilizzo di apparecchi a foro stenopeico autocostruiti ed un sistema di decentramento di sua invenzione.

Idee in Bianco e Nero ha intervistato Beppe Bolchi per approfondire la conoscenza della sua interessante produzione e delle sue sperimentazioni fotografiche.

IiBN: «Il tuo percorso professionale appare fortemente legato all’utilizzo delle tecnologie Polaroid, dalle pellicole a sviluppo istantaneo alle macchine che ne permettevano l’utilizzo. All’inizio della tua esperienza con queste tecnologie cosa ti incuriosiva e stimolava maggiormente? Pensi che un giovane possa ritrovare qualcosa di analogo nelle moderne tecnologie digitali o credi che le illimitate possibilità di post-produzione possano distogliere troppo da una seria progettualità?»

BB: «L’inizio della mia esperienza con la Fotografia a Sviluppo Immediato è stato motivato dalla curiosità di capire come questi materiali si potevano piegare a ricerche espressive e creative, anche perchè Grandi Fotografi le avevano e le stavano utilizzando. Fotografavo già da moltissimi anni, anche se non a livello professionale, avendo investigato un pò tutto ciò che si poteva fare a quei tempi, quando la matericità delle pellicole Polaroid mi ha attratto inesorabilmente. Purtroppo non credo che alcuna tecnologia digitale posso o riesca a ridare le stesse emozioni di realizzare delle immagini fisicamente e solo con la propria capacità e le proprie mani. Sono sistemi completamente diversi, come cucinare nel forno a legna oppure nel microonde, pensate che profumi e sapori possano essere gli stessi? Proprio la progettualità ne rimane penalizzata, quando si ha la possibilità in ogni momento di tornare indietro o cambiare direzione, è troppo facile farsi prendere la mano e inseguire il risultato più alla portata di mano piuttosto che a qualcosa di pre-visualizzato.»

IiBN: «In alcuni tuoi progetti – Ciclopsie e Prospettive multiple – utilizzi la scomposizione dei soggetti ritratti e la loro successiva ricomposizione; sono progetti molto differenti, ma che denotano uno sguardo analitico ed un tentativo di sintesi che sia anche creativo: come ti sei imbattuto in questa ricerca?»

BB: «La mia passione per l’Architettura si è trasformata in passione per la Fotografia di Architettura e mi sono reso conto che l’iconografia classica, di Gabriele Basilico per intenderci (che è stata anche quella degli Alinari e del Canaletto!), non poteva soddisfare l’esigenza di vedere e interpretare in maniera completa un’opera architettonica. L’evoluzione stessa dell’Architettura richiede modi diversi di rappresentazione e di interpretazione, ma purtroppo gli Architetti non se ne sono accorti e pretendono che le loro opere siano viste sempre e solo alla maniera dei loro disegni progettuali, cosa che trovo molto limitativa.»

IiBN: «La prima volta che lessi un articolo sul tuo progetto Città senza tempo, rimasi particolarmente colpito sia dalle foto, certamente evocative e nel contempo rese austere dal rigore della loro prospettiva, sia dalla determinazione con la quale per la realizzazione di questo progetto hai addirittura progettato e realizzato due pinhole decentrabili; ti senti intimamente legato a qualche immagine realizzata nel corso di questo progetto, in cui ripercorri luoghi che in qualche modo hanno segnato la tua vita?»

BB: «Tutte le immagini di Città Senza Tempo sono parte della mia vita. E’ stato un progetto fantastico e in certi casi anche emozionante, rivedere a distanza di anni o decenni dei luoghi che magari ricordavo solo vagamente, che evocavano tempi e situazioni diverse, che riportavano alla memoria eventi e persone a me cari, è stata una esperienza che consiglio a tutti di fare. Un percorso lungo le proprie memorie, soprattutto se fotografico, aiuta a capire meglio se stessi. Se devo proprio segnalare un luogo, una immagine, ebbene quella del collegio in cui ho frequentato le Scuole Medie, i portici austeri e silenziosi che hanno accompagnato la mia crescita da adolescente, è quella che più mi ha emozionato.»

IiBN: «L’utilizzo del foro stenopeico costringe a lunghe pose che evidenziano alla fine solo le strutture e rendono evanescente uomini ed ogni altra cosa “non stabile”: ciò che volevi venisse evidenziato nel ritrarre questi edifici ha per te anche una valenza “psicologica”, nel senso di avvicinare il più possibile il ricordo che ne avevi con la resa finale e farne infine partecipe chi guarda?»

BB: «Fotografare con un apparecchio a foro stenopeico consente di rappresentare tutto ciò che è fermo e di cancellare o nascondere tutto quello che si muove. Non volevo che ci fossero automobili, né persone riconoscibili, volevo che le immagini fossero le più vicine ai miei ricordi, senza dover indicare un’epoca precisa, luoghi senza tempo, appunto. Solo le lunghe esposizioni riescono a soddisfare questi parametri, oltre al fatto che la mancanza di dettagli precisi dovuta all’assenza di lenti e obiettivi, conferisce alle immagini quell’aura e quella patina che ben si addice a un progetto di questo tipo, pur senza perdere niente in termini di riconoscibilità dei luoghi.»

IiBN: «Sembra ci siano sempre più problemi a reperire le pellicole Polaroid; dalla tua esperienza come valuti la cosa? Ci sono pellicole che vorresti usare ma che non sono più reperibili?»

BB: «Spero ancora, come hanno annunciato, che qualcuno riesca a rilevare la fabbrica e ad assicurare la continuità della produzione. La perdita delle pellicole a sviluppo immediato sarebbe veramente tragica, sia per tantissimi professionisti che ancora la usano con soddisfazione, sia per tutti quelli, e sono molti, che ne hanno fatto il mezzo privilegiato per realizzare immagini fantastiche ed uniche. Dovendo indicare quelle pellicole che più mi mancheranno, senza dubbio cito la SX70 per quelle a sviluppo integrale e le 665 e 55 bianconero positivo/negativo per le pellicole a distacco, ma anche la 59 per le immense potenzialità creative.»

IiBN: «Gran parte della tua produzione fotografica è basata sulla sperimentazione di alcune tecniche fino a reinventarle, quasi sovvertirle. Il modo in cui utilizzi il formato panoramico, invece, sembra rifarsi molto alla tradizione del genere. Ciò è dovuto a una scelta stilistica precisa? Ritieni che la fotografia panoramica non si presti alla sperimentazione quanto altri generi?»

BB: «La fotografia panoramica, con apparecchi ad obiettivo rotante, è già di per sé un pò fuori dagli schemi e infatti offre visioni fuori dall’ordinario. In questo caso, però, la sperimentazione è proprio offerta dalla tecnologia digitale, con la quale si possono raggiungere traguardi impensabili con le tecniche tradizionali, ed infatti ci sto lavorando e presto spero di produrre un apposito progetto.»

IiBN:: «Vedo che ti occupi anche dell’analisi di portfoli; ti capita di vedere nuove proposte originali che siano rese anche immediatamente fruibili o spesso manca quella marcia in più che unisce la coerenza di una visione all’originalità di un’idea?»

BB: «La lettura dei portfolio è una attività affascinante, che consente non solo di vedere continuamente nuove proposte, ma obbliga a valutare criticamente anche la propria di produzione. Non è facile trovare dei lavori finiti, completi, per lo più si tratta di progetti abbozzati, di cui i fotografi chiedono un parere sul relativo svolgimento e consigli su come portarlo avanti. Nei pochi casi in cui, per me, c’è originalità, tecnica, equilibrio e creatività, i pareri degli altri possono essere discordanti, c’è una mancanza di uniformità nell’esprimere le valutazioni e forse è giusto così.»

Potete trovare le fotografie di Beppe Bolchi sul suo sito Fare fotografie.

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