Empty Spaces

Ho avuto la fortuna di vedere in anteprima il DVD di Empty Spaces. Dico fortuna perché quando c’è qualcosa di nuovo che si inserisce in un ambito che mi appassiona (in questo caso la fotografia), mi ritengo fortunato.

Questo progetto è un cortometraggio fotografico. Insomma un corto realizzato unicamente tramite scatti fotografici.

Il lavoro verrà presentato in anteprima lunedì 9 giugno presso il Politecnico Fandango a Roma. Maggiori informazioni per gli inviti qui.

Si legge sul sito del progetto: «L’idea è stata quella di raccontare una storia solo mediante le fotografie, senza dialoghi, cercando di sviluppare un linguaggio cinematografico diverso dal cine-romanzo, o da quello già sperimentato delle immagini fisse di La jetée di Chris Marker. Semplicemente, riuscire a trasmettere delle emozioni allo spettatore attraverso dei momenti fissati fotograficamente con un certo dinamismo visivo.»

Massimiliano Cecchi (ideatore e autore della sceneggiatura) e Stefano Corso (regista), hanno concesso al nostro blog un’intervista che vi proponiamo per intero:

IiBN: «Da dove l’idea di un corto fotografico?»

MC: «A prescindere dal cinema, la scrittura e la fotografia, nonchè la musica, possono fondersi insieme per creare una nuova forma di linguaggio con delle caratteristiche ben precise.

In passato altri autori [artisti] hanno lavorato in questi termini ma i risultati rimanevano ancorati alla immagini fisse, al cine romanzo che – a mio modesto avviso – risultavano un po’ noiosi e gia’ datati.

Però, oggi, con le nuove tecnologie digitali, ancorati alle solide basi della fotografia tradizionale, si possono ottenere degli ottimi risultati che hanno un certo dinamismo visivo per lo spettatore.

Il cortometraggio è il futuro, in dieci minuti si possono dire tante cose e trasmettere vere emozioni, senza le inutili sovrastrutture retoriche.

Poi c’è da dire che un prodotto media, con l’uso delle reflex digitali, può essere il mondo nuovo tutto da scoprire e sperimentare, sia in ambito creativo/commerciale, sia in ambito prettamente artistico.»

IiBN: «Che tipologia di persone ha collaborato a questo progetto?»

MC: «Eterogenea… professionisti e principianti.
L’aspetto più interessante – secondo me – è quello che, gran parte delle persone che ho coinvolto, le ho conosciute mediante Internet, attraverso un sito web dedicato alla fotografia.»

IiBN: «Il motivo I love you rimane impresso nello spettatore; su cosa si sono basate le scelte musicali?»

MC: «Ho conosciuto personalmente Giorgio Licalzi proprio in occasione dell’uscita del suo album (nel 2006) che contiene la traccia tema di Empty Spaces.

Praticamente, ho scritto la sceneggiatura ascoltando quella canzone per ore, ed è stata per me la fonte d’ispirazione.

Quando l’ho fatta sentire a Stefano Corso, per scegliere le musiche del corto, senza ascoltarne altre, lui mi ha detto subito “usiamo questa” e il suo sguardo era chiaro al riguardo.

Le altre musiche sono state scelte da Paolo Bruno Margoni che ne ha curato anche il montaggio con le foto. Ovviamente, con la supervisione mia e di Stefano.

In futuro, comunque, io e Stefano vogliamo migliorare poiché ci siamo resi conto che il rischio videoclip è sempre dietro l’angolo. A noi, invece, interessano certe prerogative fotografiche. Le musiche e l’audio debbono avere un ruolo integrante ma non invasivo nella fotografia che è la sintesi per eccellenza delle nostre visioni e speriamo di riuscirci.

IiBN: «Ci sarà un seguito?»

MC: «Beh… L’entusiasmo e le motivazioni ci sono. Durante le riprese del corto Empty Spaces ho scritto un altro soggetto. Lavorare e confrontarmi con Stefano, Luciano Usai e gli altri, mi ha dato degli input per una nuova storia, molto visionaria, molto onirica, ancor di più fotografica, come piace a noi.
Sarà un progetto ambizioso ed inizierà a luglio…sono sicuro che ci divertiremo tantissimo.»

IiBN: «Quale è stata l’emozione più forte che ti ha dato questo progetto?»

MC: «Vedere delle persone, attori e fotografi motivati dal mio soggetto, dalla mia sceneggiatura.

Ognuno di loro ha creduto in questa idea ed ha trovato ispirazione dai miei scritti per potersi esprimere liberamente.

Senza alcun ritorno economico o di qualsivoglia natura, si sono tutti impegnati seriamente per poter realizzare questo corto.

Questa è stata l’emozione piu’ bella per il mio cuore malato.»

IiBN: «Interessante il concetto: diverse ottiche, diverse angolazioni, diversi autori e quindi diversi punti di vista. Vuoi parlarcene?»

SC: «Il progetto nasce come progetto fotografico, le intenzioni di Massimiliano Cecchi e mie erano quelle di dare grande spazio alla fotografia, reinterpretando il modo convenzionale di leggere una storia. Ogni singolo fotogramma avrebbe dovuto avere un valore fotografico a sé stante, lasciando trapelare da emozioni e contesto. Il corto è senza dialoghi e la storia doveva essere letta solamente attraverso una sequenza di fotografie. Su questo tema base abbiamo sviluppato le varie scene, lasciando libertà di creazione ed inventiva ai singoli fotografi.

Ognuno ha portato del suo, la propria passione, le proprie ottiche, il proprio modo di vedere la realtà. Che ho cercato di valorizzare poi in fase di premontaggio, attraverso una scelta che facesse il lavoro un lavoro di tutti. I diversi piani, angolazioni e controcampi sono dovuti essenzialmente a ciò. Ogni singola scena – quasi tutte le scene sono state girate in presa diretta – rispecchia il modo di interpretare la storia e la realtà costruita da parte di chi ha scattato la foto.»

IiBN: «Quanto era programmato e quanto è invece venuto fuori durante le sessioni di ripresa?»

SC: «Durante i 6 giorni di ripresa sono state scattate 15000 foto di cui sono state selezionate circa 1500 per il corto. Nel progetto originario il corto doveva durare tra i 10 e i 15 minuti. Il lavoro finito ne dura 13, diciamo un buon compromesso…»

IiBN: «Se doveste rifarlo che novità introdurresti?»

SC: «Questa è stata la prima esperienza-esperimento per tutti noi, con l’unica eccezione di Massimiliano. Ci siamo inventati ruoli, lavoro, set andando ad istinto, guidati solo dalla grossa passione che ci stavamo mettendo e dal divertimento che scaturiva da quelle giornate incredibili. Probabilmente con l’esperienza acquisita introdurrei più cavalletti e più ordine nei set. Proprio per quel discorso di istintività e passione che ogni fotografo ha portato, ci siamo trovati diverse volte, specialmente in esterna, ad entrare uno nel campo visivo dell’altro. Ma il tutto faceva parte del gioco di lasciare libertà interpretativa ai fotografi. Il lavoro di regia è stato quello essenzialmente di studiare i set, i movimenti dei personaggi, e definire le angolazioni di ripresa interpretando il soggetto di Massimiliano.»

IiBN: «Qualche aneddoto simpatico occorso durante le riprese?»

SC: «Di aneddoti ce ne sono a decine, a due sono più legato, uno per motivi familiari, l’altro per la coincidenza incredibile.

Per la foto della mamma morta del protagonista ho usato una foto di mia nonna quando aveva 30 anni. Ma mi sembrava brutto farle recitare solo la parte della morta, quindi ho inserito un piccolo cameo di lei, 50 anni dopo, nella scena del mercato in cui dialoga e commenta la cornice con i due protagonisti per esorcizzare il tutto. Abita a cento metri dal mercato, le ho citofonato e l’ho fatta scendere. Tra l’altro la cornice era sua… e nella scena dal vivo quello che ha detto è stato “mi sembra di conoscerla questa cornice”.

L’altro aneddoto, questo incredibile, è avvenuto nel negozio del rigattiere nella scena in cui la cornice viene venduta. Eravamo in attesa che entrasse Massimiliano Lotrecchiano, tutti pronti con le macchine fotografiche. A quel punto uno di noi chiede “Chi da il ciak?” e un secondo dopo, come risposta, dalla radiolina che era accesa nel negozio vengono pronunciate le parole “Ciak si gira” (sigla di una trasmissione di Radio Rock)… Abbiamo usato poi come sottofondo sonoro a quella scena, nel montaggio finale, proprio il sottofondo di una radio.»

IiBN: «Quale è stata l’emozione più forte che ti ha dato questo progetto?»

SC: «L’emozione più forte? Il vedere tramutare un testo in qualcosa di reale, grazie alla forte motivazione, dedizione e passione che ha legato, dal primo all’ultimo giorno, tutte le persone che hanno partecipato al progetto e vedere che tutto filava… per come avevo percepito e sentito la sceneggiatura sin dal primo giorno che Massimiliano me l’aveva fatta leggere.»

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