Alessandra Sanguinetti

Alessandra Sanguinetti è nata a New York nel 1968 ed è cresciuta in Argentina. Le sue fotografie sono state pubblicate su Newsweek, LIFE, The New York Times Magazine e nel 2007 è entrata a far parte dell’agenzia Magnum.

Idee in Bianco e Nero l’ha intervistata a proposito di due suoi lavori, On the sixth day e The Adventures of Guille and Belinda and the Enigmatic Meaning of their Dreams.

IiBN: «Come hai iniziato a fotografare? Quali sono stati gli eventi e/o le persone che più hanno influito sulla tua crescita fotografica?»

AS: «Mi sono avvicinata alla fotografia quando avevo circa nove anni, dopo aver visto il libro Wisconsin Death Trip di Michael Lesy. In questo libro vidi una fotografia di una bambina morta in una bara e di una donna anziana, con tantissime rughe, che pareva avere duecento anni e mi resi conto che anche io sarei morta un giorno e che se non fosse stato per quelle fotografie io non sarei mai venuta a conoscenza dell’esistenza di quelle persone. Così, chiesi di avere una macchina fotografica e documentai tutto ciò che per me era importante, accertandomi che niente e nessuno venisse dimenticato.»

«Non avevo mai pensato alla fotografia come a una possibile professione, o come qualcosa a cui dedicarmi sul serio, fino a quando non iniziai a studiare qualcos’altro, ovvero antropologia, e mi resi conto che ciò che mi piaceva di più fare all’università era scattare ritratti di altri studenti. Fu così che iniziai a frequentare un workshop a Buenos Aires, dove incontrai il fotografo Martin Weber, che ora è mio marito, che ha trasformato la mia vita, e mi ha ispirata, influenzata e guidata in tutto il mio lavoro.»

IiBN: «Che rapporto hai con il tuo lavoro?»

AS: «Andiamo molto d’accordo. io me ne prendo cura, lo proteggo, e lo seguo là dove mi conduce. Il mio lavoro fa sempre in modo che io non possa impigrirmi, mi porta in posti che non conoscevo e mi sorprende.»

IiBN: «Nel 2007 sei entrata a far parte della Magnum, uno dei punti di riferimento principali per chiunque ami la fotografia. Cosa hai provato quando ti è stata comunicata questa nomina? Come credi sia cambiato il mondo Magnum negli ultimi anni?»

AS: «Ovviamente sono stata molto felice di essere scelta, e allo stesso tempo mi preoccupavano un po’ i cambiamenti che l’ingresso nella Magnum avrebbe comportato: nuove responsabilità e un contesto di lavoro diverso – finora avevo sempre lavorato in maniera indipendente. Non so dire se e come la Magnum sia cambiata negli ultimi anni. È solo da un anno che sono entrata nell’agenzia, e fino ad allora non avevo mai prestato attenzione all’ambiente delle agenzie fotografiche e alle sue evoluzioni.»

IiBN: «Confrontando On the sixth day con The adventures of Guille and Belinda si notano alcuni elementi comuni, come ambientazione e chiave narrativa. Le immagini di Guille e Belinda raccontano un rapporto intimo e molto stretto all’interno di una sorta di isolamento. Come è nato questo lavoro? Qual’è il contesto sociale e/o culturale delle due bambine?»

AS: «Quando ero bambina trascorrevo l’estate nella fattoria di mio padre, quindi penso che entrambi i lavori nascano dalle esperienze che ho vissuto in quel luogo. La metà delle fotografie di On the Sixth Day sono state scattate a casa della nonna delle ragazze, che si trova a 10 chilometri dalla fattoria di mio padre. Le ho conosciute mentre stavo lavorando a quel progetto, e quindi le conoscevo da quando erano quasi neonate, ma ho iniziato a prestare loro attenzione e a fotografarle quando avevano 9 e 10 anni.»

«I loro genitori lavorano in fattorie altrui, come custodi. Le loro famiglie un tempo possedevano della terra, ma col tempo l’hanno persa a causa di politiche agricole, tasse e così via, e ora sono braccianti alle dipendenze altrui. Non è un contesto in cui l’istruzione è incoraggiata, poiché non trova uno sbocco. Belinda (la più magra delle due) ha lasciato la scuola, e Guillermina ora fa la babysitter.»

IiBN: «A cosa stai lavorando attualmente? Quali sono i tuoi progetti futuri?»

AS: «The Adventures of Guille and Belinda è un lavoro che proseguirà. Sto ancora lavorando con loro (Belinda ha appena avuto un bambino) e le fotograferò mentre noi tre cresciamo. Sono nel mezzo di un nuovo lavoro che riguarda la terra, gli insetti e altre cose. Presto continuerò anche un progetto sulla Palestina che avevo messo in pausa dopo la nascita di mio figlio nel 2006.»

Segue la versione originale dell’intervista:

IiBN: «How did you get into photography? Which events and/or persons have most influenced your growth as a photographer?»

AS: «I got into photography when I was about nine, after I saw this book “Wisconsin Death Trip” by Michael Lesy. A photograph in it of a dead little girl in a coffin, and of a very wrinkled old lady that looked two hundred years old, made me realize that I was going to die too, and that if it wasn’t for those pictures I would have never known about them. So I asked for a camera and recorded everything I cared about making sure nobody would be forgotten.»

«I never considered photography as something I could make a living with, or seriously dedicate myself to until I begun studying something else, anthropology, and realized what I really enjoyed doing in the University was taking portraits of other students. So I begun a workshop in Buenos Aires where I met photographer Martin Weber, now my husband , who changed everything, and who has inspired, influenced and guided me through all my work.»

IiBN: «What kind of relationship do you have with your work?»

AS: «We get along nicely. I take care of it, guard it, and follow where it leads me, then it makes sure I don’t get too comfortable, takes me places I didn’t know and surprises me.»

IiBN: «In 2007 you joined Magnum, which is an important reference for anyone who loves photography. How did you feel when you got the news? How do you think the Magnum world has changed in the last few years?»

AS: «Of course I was very glad to be nominated, and at the same time a bit anxious about what the nomination meant, in terms of new responsibilities, and how my work would be affected, since I had always worked independently. I can’t say how Magnum has changed in the last years. I have only been in the agency for one year, and the course of photo agencies is not something I paid attention to.»

IiBN: «When comparing On the sixth day to The adventures of Guille and Belinda, some features shared by both works can be identified, such as the setting and narrative frame. The images of Guille and Belinda tell us the story of a very close and intimate relationship taking place in a context of isolation. Where does this work originate from? What kind of socio-cultural context do the two little girls come from?»

AS: «I spent my summers in my fathers farm as a child, so I think both works arise from my experiences there. Half the photographs from On the Sixth Day are taken at the girls’ grandmothers’ place, 10 km from my fathers farm. I met them while I was doing that work, so I’d known them since they were almost babies, but begun paying attention to them and photographing them when they were 9 and 10 years old. Their parents work on other peoples farms, as caretakers. Their families used to own some land, but through time because of land policies, taxes, etc, they lost it and are now hired farmhands. It is not a context where education is fomented, since it does not find an outlet. Belinda (the thinner one) dropped out of school, and Guillermina is now working as a nanny.»

IiBN: «What are you working on currently? What are your projects for the future?»

AS: «The adventures of Guille and Belinda is an ongoing work. I am still working with them (Belinda just had a baby) and I will photograph them as the three of us grow old. I’m in the middle of a new body of work concerning land, bugs, and other things, and soon will also continue a project on Palestine that I had to put on hold after I had my baby in 2006.»

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2 Risposte to “Alessandra Sanguinetti”

  1. fabusdr Says:

    Ciao e complimenti per l’intervista.
    In particolar modo ho apprezzato le foto, che mi sono veramente gustato una per una. Bellissimi colori dal gusto un po’ retro’, quel tocco di nonchalance ma che rivela subito il gusto e l’occhio allenatissimo dell’autrice., le situazioni e i personaggi. Alcune foto di animali oi sono semplicemente strepitose!
    Veramente brava, finita direttamente nei miei favoriti.
    Grazie per la scoperta
    Fabiano Busdraghi

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