Sanders McNew

Sanders McNew è un ritrattista statunitense. I suoi lavori, realizzati su pellicola in bianco e nero, sono incentrati principalmente su soggetti femminili. di cui spesso vengono citati professione e città d’origine. Abbiamo avuto occasione di discutere con l’autore le motivazioni alla base di questo suo progetto e di conoscere meglio il suo approccio alla fotografia, nell’intervista che riportiamo qui sotto.

Seamstress, Milwaukee.

Seamstress, Milwaukee.

IiBN: «Abbiamo molto apprezzato la sua serie di nudi femminili in cui ogni modella è presentata citando la sua professione. Come è nata questa idea e come si è sviluppata?»

SMN: «Mi considero un ritrattista. Parte della motivazione nello scattare questa serie di ritratti di donne nude era esplorare la natura del ritratto, scavare più profondamente in concetti quali il sé, l’identità e la definizione di se stessi. Ho iniziato togliendo tutte le cose che in genere danno a chi guarda degli indizi sulla natura della persona fotografata: nessuno sfondo, nessun abito, niente che non fosse l’individuo stesso. Tutti noi interpretiamo diversi ruoli nelle nostre vite. Io sono un figlio per mia madre, un marito per mia moglie, un padre per la mia bambina, un avvocato di giorno, un fotografo di sera. Quale di questi ruoli mi rappresenterebbe in una fotografia? Ho intitolato uno dei miei ritratti “Biologa, Ohio”. Ma avrei potuto scrivere “Modella su Internet, Ohio” o “Moglie, Ohio”. Ognuna di queste definizioni sarebbe stata accurata.»

Which? (2)

IiBN: «Seleziona le sue modelle in base ad un criterio specifico?»

SMN: «Trovo che tutte le persone siano fotogeniche. Di solito sono attratto maggiormente da qualcosa nel carattere della persona che sto prendendo in considerazione per la serie. La personalità influenza fortemente la mia scelta. Un ritratto è il frutto della collaborazione fra soggetto e fotografo. Non sono particolarmente interessato a collaborare con qualcuno che non mi coinvolge in qualche modo. Nella misura in cui l’aspetto fisico ha un ruolo, mi sforzo di lavorare specialmente con persone più anziane, scure o pesanti della norma. Ma è molto difficile convincere persone il cui aspetto non corrisponde all’idea “commerciale” di bellezza ad esporsi davanti ad una macchina fotografica, per quanto essi possano percepire in modo simpatetico il lavoro del fotografo.»

IiBN: «Qual’è il suo obiettivo nel realizzare ritratti di nudo? Intende spersonalizzare le modelle rimuovendo gli abiti, in modo che sembrino tutte uguali, o vuole far emergere dal ritratto la personalità ed individualità di ogni soggetto in un modo specifico?»

SMN: «Sicuramente il secondo. Non mi interessa una fotografia che riduce le persone a oggetti. La gente si nasconde dietro gli abiti, emozionalmente parlando. Succede qualcosa quando una persona è lasciata sola con la propria mente di fronte ad una macchina fotografica, qualcosa di idiosincratico, di specifico per quella persona. Se, alla fine della sessione, non ho trovato qualcosa che in qualche modo riflette la persona che ho fotografato, sento di aver fallito nei confronti suoi, e anche con me stesso.»

Photographer, Los Angeles.

Photographer, Los Angeles.

IiBN: «Come raggiunge questo obiettivo durante le sessioni?»

SMN: «La maggior parte del tempo durante la sessione di scatti lo trascorro lontano dalla macchina fotografica, facendo la conoscenza con il soggetto. Il contenuto della conversazione non è importante. La parte critica è sottesa al linguaggio: mettere il soggetto a suo agio, sviluppare un rapporto, costruire la fiducia. Senza fiducia, senza un terreno comune, la collaborazione su cui si basa il ritratto non può esistere.»

«La sessione di scatti studio è veloce. In genere faccio sei rulli con la mia Rolleiflex in circa venti minuti. Se decido di usare anche il grande formato, faccio dai 6 ai 12 fogli 5×7 in altri dieci minuti. Se sono riuscito a stabilire una connessione col soggetto lontano dalla macchina fotografica, il lavoro è veloce e agevole.»

IiBN: «Molti suoi scatti sono realizzati con macchine fotografiche a pellicola in medio o grande formato. Inoltre, essi sono tutti in bianco e nero. In che modo queste scelte influenzano il suo modo di lavorare ed i risultati ottenuti?»

SMN: «Per lungo tempo ho lavorato esclusivamente col grande formato. Mi trovo a mio agio con un banco ottico e lavoro velocemente col mio. Ma il banco ottico ritualizza il lavoro e gli impartisce un senso più statico. Sono tornato alla mia Rolleiflex perché permette più spontaneità, e penso che ciò si rifletta nei risultati. Uso entrambi gli strumenti perché mi piacciono entrambi ed apprezzo ciò che ognuno di essi aggiunge al processo. Perché il bianco e nero? A parte la preferenza estetica, sono daltonico.»

Kaitlin

Kaitlin

IiBN: «Pensa che ritratti di tale qualità si possano ottenere oggi anche con una delle più recenti macchine digitali?»

SMN: «Sì. Ho visto foto incredibili prodotte da fotografi che lavorano con mezzi digitali. Non comprendo le dispute sui pregi rispettivi della pellicola e del digitale. Io conosco la pellicola. Adoro le mie Rolleiflex. Ai miei occhi, esse posseggono una sofisticatezza nel design che nessuna macchina digitale possiede. Ma sono strumenti. Conosco i miei strumenti e non vedo alcun motivo per passare al digitale. Questo è quanto mi riguarda. Alla fine, ciò che conta è l’immagine.»

IiBN: «Quando non fa dei ritratti, quali sono gli altri soggetti che le interessano e che non possiamo vedere sul suo sito?»

SMN: «Fotografo persone. Ho scarso interesse nel fotografare nature morte, paesaggi o altre cose. Per me, una fotocamera è uno strumento per creare e registrare relazioni fra persone.»

Illustrator, Brooklyn.

Illustrator, Brooklyn.

IiBN: «Cosa cerca quando è a corto di ispirazione?»

SMN: «Altri individui. Vivo nella città di New York. L’ispirazione non è mai troppo lontana.»

IiBN: «Noi pensiamo che un fotografo si esprima attraverso le proprie immagini ma, data la possibilità di usare anche le parole, cos’è la fotografia per lei?»

SMN: «Uno sfogo creativo. Un mezzo di espressione. Un mezzo per relazionarsi con gli altri. Un senso di appartenenza ad una fratellanza di fotografi che va indietro nel tempo di cento anni. E l’appartenere a generazioni di ritrattisti che attraversano un millennio: dalle Fiandre a Parigi, da Firenze a Roma. Il ritratto è un’arte antica. La fotografia è un nuovo ramo di questa antica tradizione. Sono sempre cosciente che ho un ruolo insignificante in essa, ma mi dà gioia sapere di averlo, un ruolo.»

Harlequin, Long Island.

Harlequin, Long Island.

Per vedere altre immagini di Sanders McNew visitate il suo spazio su Flickr.

Segue la versione originale dell’intervista, in lingua inglese.

IiBN: «We’ve much appreciated your series of female nude portraits where each model is introduced by mentioning her job. How did this idea come about and how has it developed?»

SMN: «I consider myself a portraitist. Part of my motivation in photographing this portrait series of naked women was to explore the nature of portraiture, to dig more deeply into notions of self and identity and self-definition. I started out by stripping away all of the things that ordinarily give a viewer cues as to the nature of the person in the photograph: No surroundings, no clothes, nothing but the individual. We all play many roles in our lives. I am a son to my mother; a husband to my wife; a father to my daughter; an attorney at law by day; a photographer by night. Which is the me in a photograph? I have labeled one of my portraits as “Biologist, Ohio.” But I could have written, “Internet Model, Ohio.” Or “Wife, Ohio.” Each would have been accurate.»

IiBN: «Do you select your models according to specific criteria?»

SMN: «I find all people photogenic. Usually, I am most attracted by something in the character of a person I am considering for the series. Personality strongly affects my selection. A portrait is a collaboration between the subject and the photographer. I’m not much interested in collaborating with someone who doesn’t engage me somehow.»

«To the extent appearance plays a role, I make a special effort to work with people who are older, or darker, or heavier than the norm. But it is very hard to persuade people who do not conform to commercial notions of beauty to expose themselves to a camera, however sympathetically they perceive the photographer’s work.»

IiBN: «What is your purpose in shooting nude portraits? Do you intend to depersonalise your models by removing their clothes, so that they all might look more alike, or do you want to have the personality and individuality of each model emerge from the portrait in specific ways?»

SMN: «Certainly, the latter. I have no interest in a photography that reduces people to objects. People hide behind their clothes, emotionally. Something happens when a person is left with nothing but her wits in front of the camera, something idiosyncratic, individual to her. If, at the end of the shoot, I have not somehow found something that reflects the individual I photographed, then I feel as if I failed her, and myself.»

IiBN: «How do you achieve this during your shooting sessions?»

SMN: «Most of my time in a shoot is spent away from the camera, visiting with the subject. The content of the conversation is unimportant. The critical part is sublingual — putting the subject at ease, developing rapport, building trust. Without trust, without common ground, the collaboration on which the portrait relies cannot happen.»

SMN: «The actual shoot itself is fast. I will shoot six rolls with my Rolleiflex in maybe 20 minutes. If I decide to shoot 5×7 sheets as well, I will shoot from 6 to 12 sheets in another 10 minutes. If I’ve connected with the subject away from the camera, the shooting is fast and effortless.»

IiBN: «Numerous shots of yours have been taken with medium or large format film cameras. Furthermore, they are all black and white. In what ways do these choices affect the way you shoot and the results you obtain?»

SMN: «For a long time, I shot only in large format. I am comfortable with a view camera and I can work quickly with mine. But the view camera ritualizes the shoot and that imparts a more static look to the work. I’ve come back to my Rolleiflex because it permits more spontaneity, and I think that is reflected in the final images. I use both because I like both tools, and I appreciate what each adds to the process.»

«Why black and white? Apart from aesthetic preference, I am color-blind.»

IiBN: «Do you think such high-quality portraits can nowadays also be obtained by using any of the newest digital cameras?»

SMN: «Yes. I’ve seen incredible photos turned out by photographers working in digital media. I don’t understand the bickering about the relative merits of film and digital photography. I know film. I love my Rolleiflexes. To my eye, they possess a sophistication of design that no digital camera possesses. But they are tools. I know my tools, and I see no reason to change over to a digital camera. But that is me. In the end, what endures is the image.»

IiBN: «When you’re not shooting portraits, which are your other photographic subjects of interest that we don’t get to see on your site?»

SMN: «I shoot people. I have little interest in photographing still lifes, or landscapes, or whatever. For me, a camera is a tool for creating and recording relationships between people.»

IiBN: «What do you look for when you’re in search for inspiration?»

SMN: «Other individuals. I live in New York City. Inspiration is never far away.»

IiBN: «We think a photographer speaks through his/her own images but, given the possibility of using your own words, what is photography to you?»

SMN: «A creative outlet. A medium of self-expression. A means of relating to others. A sense of belonging to a brotherhood of photographers that reaches back over a hundred years. And of belonging to a guild of portraitists stretching back a millennium from Flanders through Paris to Florence and Rome. Portraiture is an ancient art. Photography is a new shoot off of that old tradition. I am always aware that I play a very insignificant role in it, yet I take joy in knowing that I do have a role to play.»

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