“Il labirinto” messicano di Juan De la Cruz

Torniamo ancora una volta in america latina pubblicando alcune immagini di un giovane fotografo messicano, Juan De la Cruz. Le immagini sono una parte del lavoro intitolato Il labirintoe sono accompagnate da una breve intervista, realizzata nello scorso novembre, dal nostro amico fotografo Edvard Ciani

IiBN: «Juan, stai lavorando ad un progetto che si chiama “Il labirinto“, cosa ci puoi raccontare su di esso?»

JDLC: «Il labirinto è il risultato di un processo di introspezione iniziato 4 anni fa, è un viaggio nella parte più buia e luminosa della mia anima, un viaggio al centro del mio universo, una guerra che ogni giorno combatto dentro me stesso, si manifesta nelle immagini che vengono dal mio profondo, è un conoscere i demoni e le virtù che mi fanno palpitare, con i quali sono nato e che mi danno una singolarità in questa vita,  non tanto con l’obiettivo di conoscerli per dominarli, ma per conciliarmi con essi.»

«E’ quindi un lavoro molto personale, che trova il filo conduttore delle immagini nelle espressioni quotidiane e popolari del mio paese.»

IiBN: «Le tue immagini sono molto simboliche. Attraverso i simboli riesci ad esprimere il significato della tua anima, i sentimenti e la storia del popolo messicano. Cosa e’ per te la fotografia e come riesci ad integrare questi simboli nel tuo lavoro?»

JDLC: «Cominciaì a fotografare 10 anni fa, sopratutto grazie al mio amore per il cinema. La fotografia , nel mio caso, è stata più che un’attività artistica con la quale esprimermi, è stata una vera terapia che mi ha aiutato nei momenti più difficili della mia crescita. Tutti i giorni c’è un dialogo con Dio, che ci indica il cammino da seguire, e, grazie alla fotografia, questo dialogo si intensifica.
Sono laureato in ingegneria, però quello che mi ha fatto vedere oltre, è la foto, mi ha portato a veder posti che mai avrei immaginato di  vedere, mi ha aiutato ad oltrepassare alcune  barriere fisiche ed emozionali, la fotografia mi obbliga a interagire con la mia realtà, con la mia gente, che altrimenti mi sarebbe sconosciuta, mi ha portato ad esplorare il mio paese, camminare per le sue vene e condividere l’intimità del suo cuore.»

IiBN: «Osservando le tue immagini si ha l’impressione di vedere una forte relazione con la tua terra, alcuni dei grandi maestri messicani quali Graciela Iturbide o Manuel Alvarez Bravo sono stati grandissimi in questo. C’è qualcuno di loro che ti ha influenzato direttamente o indirettamente?»

JDLC: «Octavio Paz, nel 1955, disse :  “ il messicano nacque in una realtà che già esisteva, con vita propria, oscilliamo tra il cielo e la terra, tra la vita e la morte…” io mi sento molto  legato a quest’affermazione.»

«Il Messico ha lottato per decenni tra la vita e la morte, è riuscito a non essere divorato da fuori e da dentro, e io non mi sento al di fuori di quel  processo doloroso di crescita che stiamo attraversando, questa incertezza è condivisa, non esiste altro modo per difendere e perpetuare la nostra identità se non conoscendola. L’opera di M. A. Bravo e G. Iturbide non solo arrichisce l’anima della nostra messicanità, ma la rende universale, sono referenze visuali indiscutibili, così come le foto di Eniac Martinez, Elsa Medina, e Arturo Talavera, loro mi motivano ad apportare il mio granello di sabbia.»

«Ci sono poi nella vita alcuni incontri che ti cambiano radicalmente la maniera di vedere la prospettiva della vita, dell’immagine e del mio paese, pur senza farti rinunciare al tuo stile. Il mio incontro con il fotografo Ernesto Bazan è uno di questi, ha cambiato radicalmente  e ha influenzato la mia formazione fotografica.»

IiBN: «E’ interessante vedere l’uso del colore nelle tue immagini. Perchè hai scelto il colore?»

JDLC: «Quando iniziai ad interessarmi alla fotografia e presi a frequentare i primi corsi, mi resi conto che la coscienza collettiva di molti colleghi era: “Fotografo in bianco e nero, quindi sto facendo arte”, pensai che questa non era un’argomentazione sufficientemente convincente, decisi così allontanarmi da quest’idea, e la ovvia reazione  era usare esclusivamente il colore. Posso affermare che grazie a questo oggi sono piu’ cosciente sia sul senso della fotografia in bianco e nero che sul colore. La maggior parte delle mie referenze visuali sono in bianco e nero. Questo a volte mi sembra incredibile, ma non mi causa nessun conflitto. Il colore di Jeff  Jacobsen e Miguel Rio Branco è un interessante fonte d’ispirazione.»

IiBN: «Puoi anticiparci qualcosa riguardo i tuoi progetti futuri?»

JDLC: «La fotografia, come tutte le attività alle quali ci si dedica con intensa passione, è un attività che riempie tutta la vita, io non sono un fotografo a tempo pieno, ma per adesso penso solo al Labirinto. Città del Messico, Roma, New York e prossimamente il Brasile, sono nel mio destino, inizio ad incuriosirmi per la vita che si sviluppa nelle loro strade.»

Trieste, novembre 2009

Il sito di Juan De la Cruz.

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